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L’ansia, il panico e la conoscenza di sé
photo by noah sillman

L’ansia, il panico e la conoscenza di sé

L’ansia è una risposta all’evocazione di zone sconosciute o poco frequentate di noi stessi, ci sono terre inesplorate, parti di noi bambine che sono rimaste a vivere in quei luoghi e non hanno acquisito un linguaggio chiaro e comprensibile. Spesso quelle terre non sono ben collegate fra loro e con la nostra unità psicofisica. Mancano vie di comunicazione per raggiungere parti di noi.

La complessità umana, tende comunque all’integrazione, contiene una necessità di coerenza, di coesione e di realizzazione, una “tendenza attualizzante” (così definita da C.Rogers), che per compiere il proprio cammino richiama a sé ogni voce interna. Ci sono esperienze, emozioni, sentimenti e rappresentazioni, vissute dall’organismo come estranee, dissonanti, pericolose e a volte inaccettabili.

L’ansia nelle sue manifestazioni di diversa forma e intensità segnala una minaccia alla coerenza interna, ci dice che c’è qualcosa di cui occuparsi, di cui prendersi cura. Stare nell’inconoscibile che spesso abita la vita è tanto difficile……l’ansia di fronte a situazioni scarsamente controllabili riflette il sentimento verso un sé in parte sconosciuto.

La persona ansiosa ricerca rassicurazione, chiarificazione, luce, ordine, risposte, appigli. Ricerca tutto ciò prevalentemente all’esterno, fuori da sé, spesso con urgenza e inevitabile frustrazione.

Quanto più numerosi sono gli elementi di incertezza in una situazione, tanto più cresce l’ansia e di conseguenza l’impazienza e l’impulsività. Quando l’ansia si manifesta sotto forma di attacco di panico, una delle sensazioni più spiacevoli è quella di sentirsi improvvisamente estranei a se stessi e immersi in un mondo di cui si sono smarrite le coordinate. L’ambiente diviene improvvisamente ostile, freddo, minaccioso e inospitale, la quotidianità viene interrotta e messa in discussione; nulla sarà come prima.

La sofferenza ansiosa, si pone spesso come elemento di rottura di un ordine costituito, pertanto è fonte di spavento e genera un sentimento di impotenza.
In alcune situazioni il disagio si presenta in modo acuto e invalidante rendendo opportuno un supporto farmacologico che permetta al lavoro psicoterapeutico di compiersi, recuperando la disponibilità al contatto con se stessi.

Ci sono persone che convivono con “l’essere ansiosi”, come se fosse un filtro attraverso il quale la realtà viene letta e tradotta, il mondo ha una coloritura poco rassicurante, le emozioni evidenziano i limiti e le difficoltà. La dimensione del piacere di vivere si perde nella necessità di controllare e trattenere.

L’ansia può essere considerata come la “punta dell’iceberg”, lo psicoterapeuta possiede le competenze cliniche, indispensabili, per valutare quale sia la strada migliore per esplorare la paura sottostante del cliente, e  accompagna la persona in un processo di cambiamento e profonda ristrutturazione, finalizzata all’acquisizione di un nuovo equilibrio, fondato su modalità di funzionamento più evolute e mature.

Attraverso il percorso psicoterapeutico si acquisiscono gli strumenti per parlare con se stessi, si apre la strada a un dialogo che diventa con il tempo interno alla persona, diventa ascolto di sé, alleanza con se stessi e capacità di riconoscere ciò che è “buono per sé”; addentrarsi nel mondo e nelle relazioni, esplorare e prendere lo spazio sapendo di poter ritornare a sé come si torna ad una casa che conosciamo.

 
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