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Che fine ha fatto la mia vita creativa?

 

Che fine ha fatto la mia vita creativa?

Conosco molto bene il rifugio nella fantasia che anestetizza, quando ci si sente così estenuate ma allo stesso tempo si pensa di non aver fatto nulla di importante. Si realizza una specie di emorragia di energia e di calore.  

Non ci abbandona l’idea che al di sotto di tutto ci sia un piccolo fuoco che non si è mai spento, nonostante vento e tempeste, come una nostalgia di qualcosa che non è stato.

Nel libro “Donne che corrono coi lupi” il mito della donna selvaggia, la psicanalista Clarissa Pinkola Estés  parla di quanto la creatività bloccata possa essere avvertita come stagnante, affamata di freschezza, fragile nella sua fertilità, priva di nutrimento per le idee che si affacciano e muoiono in un tempo brevissimo, lasciandoci stordite e confuse, intorpidite e agitate.

Sono cinque le fasi della creazione:

  • Ispirazione
  • Concentrazione
  • Organizzazione
  • Realizzazione
  • Perseveranza

Quando le abbiamo perdute tutte o in parte ci possiamo sentire inconcludenti, ci fermiamo ai primi passi e perdiamo la concentrazione, pensiamo di non essere abbastanza capaci o ci distraiamo, non riusciamo a rimanere il tempo sufficiente per far maturare un’idea, non riusciamo a curarla ad apprendere quello che ci serve per concretizzare, ascoltiamo le voci esterne e ci sentiamo condizionate dai giudizi, pensiamo di essere ingenue. Il desiderio è flebile e produce un’azione sfibrata. Soffriamo di una tremenda perdita di energia e possiamo sentirci come trattenute da qualcosa.

Da bambine tutte abbiamo avuto curiosità del mondo, come piccole scienziate abbiamo fatto esperimenti di ogni genere, abbiamo prodotto disegni inventato giochi, pasticciato con la pasta per creare forme, non ce lo hanno dovuto insegnare era già dentro di noi, quando scoprivamo qualcosa e correvamo a mostrarlo agli adulti come ci hanno risposto? Le bambine che non sono state considerate  o  continuamente corrette perché “così non va bene ora te lo faccio vedere io come si fa”, hanno sentito il loro slancio creativo cadere nel vuoto, hanno provato vergogna, delusione, rabbia. 

Quando il movimento creativo spontaneo si infrange contro un muro impariamo a bloccarci per proteggerci dalle delusionicreare si tramuta in eseguire e allora dobbiamo diventare molto brave a riprodurre così da essere un pò più sicure di ricevere approvazione ed essere accettate.

E il piacere dove finisce? Piano piano ci spostiamo verso la performance “devo essere brava, devo essere perfetta, devo essere inattaccabile”, tutto molto faticoso da governare e molta energia viene impiegata a questo scopo.

Come la bambina della favola “la piccola fiammiferaia“ ci troviamo ad offrire la nostra luce a poco prezzo e ad accendere i fiammiferi e usare il fuoco per fantasticare anziché per agire.

Quella bambina diventa donna e si rassegna al suo posto nella vita, quando è  fuori al freddo tende  a vivere di fantasia piuttosto che di azione, la fantasia diventa un forte anestetico. E’ come congelata e continua a fare sogni ad occhi aperti su come sarebbe se…

Per Clarissa Pinkola Estés la creatività si esprime in innumerevoli forme, è il Rio Abajo Rio il fiume sotto il fiume, che scorre nella nostra vita. 

“la forza creativa scorre sul terreno della psiche alla ricerca delle cavità naturali, gli arroyos, i canali che esistono in noi”. 

Per riattivare la vita creativa le acque devono tornare limpide, dobbiamo procedere nel fango, purificare ciò che è stato contaminato, riaprire i passaggi e quando l’acqua scorre limpida le rive tornano rigogliose e gli animali vanno ad abbeverarsi e trovano nutrimento.

Bisogna avere cura del posto psichico che accoglie la forza creativa, fare spazio creare vuoti dove il nostro essere possa confluire ed esprimersi.

Questo momento storico mi sembra un’intercapedine nel tempo, un pò come il binario 9 3/4 di Harry Potter, che si apre e si richiude ma poi si riapre e contiene una forza che mi attrae, mi spedisce in un lampo all’infanzia e mi fa vedere quella bambina che gioca  è curiosa ed entusiasta, affamata di conoscere, golosa di colori, meravigliata di ogni cosa.

Ieri è oggi, tu sei lei, lei è ancora libera.

Uno squarcio nel tempo un’occasione, ciò che è stato mortificato può essere restituito alla vita.

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